Il dolore cronico è un dolore persistente che si protrae per lungo tempo rendendo complicata la vita di chi ne soffre. Può essere la conseguenza di un infortunio, una particolare patologia o un intervento chirurgico ma la sua peculiarità è, appunto, la persistenza nel tempo anche quando la possibile causa si risolve.
Non amiamo però troppo definirlo “cronico” perché nell’immaginario collettivo l’aggettivo “cronico” indica qualcosa che durerà anche in futuro, mentre nella realtà si parla di un dolore che si ha da molto tempo ma che è possibile affrontare e gestire seguendo un percorso di recupero personalizzato.
Il dolore non deve infatti impedirci di condurre una vita normale: può essere gestito cambiando alcune abitudini, lavorando sul proprio stato emotivo (eliminando ansia, paure e stress), praticando allenamenti mirati e seguendo un percorso riabilitativo studiato su misura che, grazie alla terapia manuale (mobilizzazioni, manipolazioni vertebrali, massaggi), aiuti a migliorarne i sintomi.
Ma cosa intendiamo quando parliamo di dolore cronico?
Il dolore in generale è sicuramente un campanello d’allarme: esso compare quando il cervello percepisce un danno o una minaccia di danno per il nostro corpo e richiede perciò un’azione per contrastare questa minaccia. Non per forza, quindi, il dolore è accompagnato da un trauma. Spesso è un “alert” che che ci induce all’azione per aiutarci a proteggerci da un pericolo percepito o dal rischio di un pericolo (pensiamo al dolore provato se ci avviciniamo a una fonte di calore, che ci porta ad allontanarci subito, o a quello subito dopo un trauma, che ci impedisce di continuare a muoverci e causare danni ulteriori).
Il dolore, poi, è soprattutto multifattoriale: sensazioni, paure e stress, conoscenze, esperienze passate e convinzioni possono influire sull’entità dei segnali che il nostro cervello manda a tutto l’organismo e sulla permanenza del dolore anche dopo la guarigione. Quando un dolore viene avvertito per tanto tempo il nostro corpo si sensibilizza, diventando più “delicato”, e il dolore diventa appunto “cronico”. In pratica, la nostra soglia del dolore si abbassa portandoci a percepirlo in modi e tempi diversi: nel dolore cronico, infatti, il nostro cervello ci mette in allarme anche per semplici sensazioni, movimenti o attività.
Come affrontare e combattere il dolore cronico
Non sempre evitare i movimenti che ci causano dolore è la scelta più giusta.
Il lavoro con il terapista aiuta a confrontarsi con il dolore, a conoscerlo e a saperlo gestire, lavorando anche sulle false credenze associate al malessere che si prova e ai movimenti che si cerca di evitare. Ma attenzione: questo non significa che il dolore non esista o che esista solo nella nostra testa. Vuol dire piuttosto che nell’esperienza del dolore entrano in gioco diversi fattori e tutti devono essere tenuti in considerazione e diventare parte dell’anamnesi e della terapia.
Affronteremo insieme questo percorso trovando la via più adatta alle tue esigenze, lavorando insieme per imparare a vivere senza preoccupazione lo stato di dolore, a diminuirne l’intensità e a trovare modi nuovi e alternativi per tornare a correre, giocare con i tuoi figli o nipoti, passeggiare, sollevare pesi.
Se quindi sei affetto da tempo da un dolore persistente e vuoi liberartene, contattami e studieremo insieme il percorso più adatto per farti tornare alla quotidianità più forte e consapevole di prima.


